Giornalismo, storytelling e piattaforme video a Dig.it

Professionalmente non sono figlia della tv, eppure negli anni ho compreso sulla mia pelle quanto lo storytelling visuale nel giornalismo abbia assunto un peso fortissimo, sempre più centrale.
Mi sono formata in un quotidiano a partire dai primissimi anni Novanta e per oltre dieci anni; tutta scrittura, giro di controlli, fonti in carne ed ossa, documenti rigorosamente di carta, desk, fax, telefonate ai posti di polizia in ospedale, ricevitori scanner che facevano da colonna sonora alle nostre giornate in redazione e le famose scarpe consumate. Le consumavo davvero.
Che le storie oggi si raccontino soprattutto con l’immagine é una verità sotto gli occhi di tutti, adesso che facciamo i conti con video sul web, fotogallery, mappe, flussi di data da filtrare e da visualizzare. Ma non è ancora abbastanza.
Per esempio, non tutti hanno compreso fino in fondo quanto le piattaforme video, YouTube in particolare, possano diventare preziosi alleati dei giornalisti, soprattutto dei freelance. È importante conoscerne le potenzialità, gli strumenti utili all’editing veloce ed alla promozione dei propri contenuti, nonché al coinvolgimento degli utenti in community. Il workshop è dedicato ai videogiornalisti, a chi lavora in ambito multimediale, al desk di un sito e ai blogger professionali.
Produrre un contenuto giornalistico in video, caricarlo -quando lo si ricorda- e lasciarlo al suo destino su Youtube è praticamente un reato contro sé stessi di cui spesso mi sono macchiata anche io. Non accadrà il miracolo: i nostri lavori, anche se ben fatti, non saranno scoperti come meritano se non utilizzeremmo piccoli ma importanti accorgimenti.
Il workshop che terrò oggi a Digit, la manifestazione interamente dedicata al giornalismo digitale organizzata da Lsdi che quest’anno si tiene a Prato (l’appuntamento con
“Piattaforme video: potenzialità e strumentalità multimediali” si terrà dalle 16,40 alle 17,40 e si tratta di un workshop che ho organizzato con gli amici di ONA Italia ) punta ai tools indispensabili, all’ottica di metriche, trend e rapporti aggiornati per fare di You tube un alleato per la promozione del proprio lavoro, ma anche per chi lavora dentro le aziende in un’ottica da desk maneggiando i contributi propri e dei collaboratori.

#Daleggere: Working on web

 

Ci sono testi sulla comunicazione e il giornalismo utili e aggiornati, completi, rigorosi persino. Solo che non riescono a fare la differenza per chi  giornalista lo è già da molti anni.

Non è il caso di  Working on web. Giornalisti e comunicatori: come non si inventa una professione di Daniele Chieffi, Claudia Dani e Marco Renzi-   un testo che con semplicità , competenza e chiarezza riesce finalmente a portare avanti una missione non semplice: mettere ordine tra le nuove professioni del web e mettere a fuoco delle verità che in Italia forse sono in pochi ad avere capito. Il messaggio di Working on web è chiaro: se si vuole ancora fare questo mestiere bisogna comprendere verità non facili da accettare. Per esempio che si va sempre più delineando la sovrapposizione tra giornalismo e comunicazione aziendale ( il che dovrebbe portare a comprendere che fenomeni come quello del brand journalism non sono affatto marchette travestite da modernità), che le aree di delimitazione tra giornalisti ed addetti stampa professionisti vanno sempre più sfumando, che esistono giovani giornalisti che invece di chiedersi senza soluzione quale sia il migliore modello di business per restare a galla sul mercato, si mettono insieme e inventano qualcosa di nuovo ( FPS ne è un esempio, e, sorpresa, funziona), Ma anche che oramai il dialogo con i lettori è orizzontale. Finiti i tempi delle lettere al direttore, dei messaggi di protesta. Perché il dialogo tra lettore e  media è ovunque: sui social, sui siti dei giornali, sui blog. La community non è più “roba da blogger” ed è la stessa community che determina la diffusione della storia che si racconta.

Certo, è un libro che può fare anche male. Per esempio quando ricorda che le nuove professioni del giornalismo non prescindono da una minima conoscenza del linguaggio di programmazione, di un buon software per il trattamento dei data e della loro visualizzazione, o di un programma professionale di video e foto editing.
“Ma quante vite dovrei avere per imparare tutto?”, mi ha detto qualche giorno fa un collega. Gli ho risposto che non sarà semplice, che aggiornarsi costa tempo e denaro, qualche volta anche la frustrazione di non essere tagliati per il coding o per girare e montare filmati, tanto per fare un esempio.

Ma vale la pena cercare storie e poi lasciarle fuori da un mondo che gira diversamente da dieci o vent’anni fa? Vale la pena lasciare che le redazioni chiudano e non poter immaginare altro?
Questo libro va letto con la matita in mano. Non per correggerlo ma per segnare tutto quello che  manca e tutto quello che potremmo dare e ricevere dal giornalismo e dalla comunicazione. Senza fanatismi ma con un solo pregiudizio: se hai ancora delle storie da raccontare allora prosegui nella lettura. Altrimenti, cambia mestiere, a prescindere dal web.

#IJF14, è tempo di Datajournalism

Dibattiti, formazione gratuita di alto livello, maratone, confronti internazionali, spunti per i freelance e per la newsroom.

Per chi è interessato al Data Journalism ce n’è davvero per tutti i gusti al Festival internazionale del giornalismo di Perugia (dal 30 aprile al 4 maggio) che ha inserito nel suo programma un fitto calendario di eventi e workshop #ddj.

Si parte giovedì 1 maggio all’Hotel Brufani, con “Un anno di Data Journalism” il panel per discutere “dei progressi in campo dall’anno passato ad oggi e i progetti futuri”. Quali sono stati i principali sviluppi e progetti tecnologici del giornalismo dei dati e che cosa significano questi sviluppi per i giornalisti e le redazioni in Europa? Dove si trova il giornalismo dei dati oggi e dove è diretto? Ne parleranno Justin Arenstein (giornalista e media strategist), Liliana Bounegru (European Journalism Centre), Milena Marin (Open Knowledge Foundation), Aron Pilhofer (The New York Times), Guido Romeo (Wired Italia), Giannina Segnini (giornalista e formatrice). Gli altri tre appuntamenti di “School of journalism” del primo maggio si terranno tutti nel pomeriggio all’Hotel Sangallo; dalle 14,30 alle 16 sarà la volta di “ From idea to story: planning the data journalism story” (livello beginner), con Steve Doig, dalle 16 alle 17,30 “Strumenti per il data journalism: maps” (beginner) con Annabel Church (OpenNews Fellow), dalle 17,30 alle 19, sarà invece la volta di Mariana Santos (Knight int. Journalism fellow) per lo “Storytelling interattivo “ (livello intermediate).

Venerdì 2 appuntamento all’ Hotel Brufani (sala Raffaello) dalle 9 alle 10,30 con “Data journalism per piccole newsroom” con Martin Belam ( Trinitiy Mirror), Mar Cabra (reporter investigativo multimediale), Marie Coussin (Ask media), Sylke Gruhnwald (Neue Zürcher Zeitung), Antoine Laurent (media innovation strategist); seguiranno tre nuovi appuntamenti all’Hotel Sangallo con la “School”. Dalle 11,30 alle 13 “Tool per data journalism: i fogli di calcolo” (livello intermediate) con Steve Doig, dalle 16 alle 17,30 “Investigare crimini e corruzione attraverso i dati” (livello intermediate), con Giannina Segnini; dalle 17,30 alle 19 “Tool per data journalism: social media data” (livello principianti) con Simon Rogers (data editor Twitter).

Ma venerdì ci sarà da divertirsi all’Hotel La Rosetta dalle 9,30 alle 18, con l’Hackathon cordinato da Alessio Cimarelli e Andrea Nelson Mauro, co-fondatori di Dataninja.it, Luca Corsato co fondatore di #OpendataVenezia e Vincenzo Patruno dell’Istat. L’hackathon parte da temi giornalisticamente molto rilevanti come mafia, sanità, performance delle imprese con i dati Istat, ricerca e innovazione, fondi europei (con un focus su Perugia e sull’Umbria), ma è anche possibile portare i propri set di dati e il tuo team, per sviluppare una track all’hackathon e partecipare alla maratona. L’indomani mattina, 3 Maggio, saranno presentati i risultati dell’evento. Per maggiori info è consigliabile seguire l’hashtag #hackijf14.

Sabato 3 dalle 9 alle 10,30 all’Hotel Brufani (sala Raffaello) tavola rotonda su “Data, fact finding e breaking news” con Hamoud Almahmoud (ARIJ), Steve Buttry (editor Digital First Media), Craig Silverman (direttore dei contenuti Spundge), Rina Tsubaki (European Journalism Centre), Farida Vis (Università di Sheffield), Claire Wardle (Tow Center for Digital Journalism); il32 maggio conterà quattro appuntamenti di formazione, sempre all’Hotel Sangallo. Dalle 11,30 alle 13 30, “Ottenere dati attraverso l’aerofotografia – parte I (livello principianti) con Cindy Regalado (Publiclab.org) , la seconda parte si terrà dalle 14,30 alle 16; dalle 16 alle 17,30 sarà la volta di “Web scraping per non programmatori (livello intermediate) “ con Annabel Church (OpenNews fellow); dalle 17,30 alle 19 “Privacy e sicurezza digitale (livello principianti)” con Daniel O’Clunaigh e Anne Roth (Tactical Tech).

Domenica 4 all’Hotel Brufani (sala Raffaello) dalle 9 alle 10,30 sarà la volta del panel sul tema “Fare data journalism in Italia e nel mediterraneo: dalla nicchia al mainstream” con Mar Cabra, Raffaele Mastrolonardo (co fondatore Effecinque), Guido Romeo (Wired Italia), Elisabetta Tola (presidente Formica blu), vedrà un confronto tra le esperienze di data journalism di grandi e piccole testate e metterà in luce l’importanza dei freelance in questo nuovo settore.

Post originale su DataJcrew

Unioni civili, a Catania c’è il registro

Immagine da Il Resto del CarlinoAnche Catania ha il suo Registro per le Unione civili. Era ora.Il consiglio comunale ha votato la delibera del regolamento dopo sei ore di dibattito con 23 voti favorevoli (uno dei quali arrivato da un consigliere dell’opposizione, Agatino Tringale) 1 contrario e 10 astenuti su 34 consiglieri presenti. Un “si” arrivato dunque sul filo del rasoio, visto che per approvare l’atto era necessaria una maggioranza assoluta di almeno 23 voti. Molti gli assenti alla seduta.
Il mio articolo su Repubblica.it

Addio Sgalambro, filosofo gentiluomo

“Si annuncia con un colpo di tosse!”. E io salivo le scale di casa sua, in piazza Umberto a Catania, a piedi. Sfatta dalla solita bronchite di fine stagione. Poi, davanti alla porta, mi guarda bene e mi fa: “Benvenuta… ma lei quanti anni ha?”. Ero il 1994, credo. Avevo 23 anni ma ne dimostravo sei o sette in meno, e il Giornale di Sicilia mi aveva inviato a intervistare Manlio Sgalambro. L’occasione era un convegno su Evola, e i colleghi palermitani volevano sapere cosa ne pensasse il filosofo de “La morte del sole” . Fu una bellissima intervista nella sua enorme libreria studio dal soffitto alto. Mi diedero un’intera pagina. Sgalambro mi fece i complimenti (“Però! Non ha fatto le solite domande da giornalista…!”). Poi mi chiese della mia laurea in filosofia (“per questo sono qui…”, osai dire). Prendemmo un dolce insieme nel bar sotto casa, dove lo chiamavano “professore”, lui che professore non era affatto. Mi disse che avrebbe avuto piacere se lo fossi andato a trovare qualche volta. Ci tornai solo in un’altra occasione, per un’altra intervista, poi partecipammo insieme ad un incontro pubblico. Poi nulla più. Perché a volte la vita ti fa perdere di vista gli appuntamenti veramente importanti.

La prima squadra di calcio migranti

Biancavilla. In maglia biancoblu e determinazione d’ordinanza. Per la prima volta in Italia nasce una squadra di calcio di migranti richiedenti asilo, regolarmente iscritta al campionato italiano della FGCI di terza categoria. Sono i ragazzi ospiti del CARA “Paradiso degli aranci” di Mineo, che hanno giocato la loro prima partita contro l’Atletico Biancavilla. Risultato: uno a uno, con due goal su calcio di rigore. Quello ai danni dei padroni di casa è stato messo a segno dal numero 7, Nije Bakarj. Vengono dal Gambia, dal Ghana, dalla Nigeria, dal Burkina Faso, dal Camerun, e sono decisi a trasformare l’avventura del calcio in una cosa seria. Il via libera dalla Federazione è arrivato tre giorni fa; il centro di accoglienza (lo stesso che fu teatro di disordini appena un mese fa, quando molti ospiti decisero di ribellarsi alla lentezza della burocrazia italiana) che ospita quattromila migranti, ha dovuto lavorare non poco sul fronte burocratico. Per i giocatori è stato rilasciato un permesso di soggiorno a termine, dalla durata di tre mesi, in collaborazione con l’Ufficio immigrazione. Allo stadio comunale “Orazio Raiti” di Biancavilla durante il gioco non c’è stato spazio per i brutti ricordi. Il pubblico di giovanissimi che ha assistito all’incontro ha fatto il tifo per entrambe le squadre, fino alla fine della partita.

(articolo e video pubblicato su L’Unità.it il 17 11 2013)

#Glocal13, workshop e dibattiti con ONA

Anche quest’anno darò il mio contributo al #Glocal13 di Varese, la bella (e giovane, ed utile) quattro giorni di giornalismo locale e globale organizzata da Varesenews. Giovedì 14 novembre, alle ore 16,30, al Teatrino Santuccio, con Ona Italia presenterò “Strumenti multimediali per il citizen journalism”. L’informazione civica è un bene comune che offre importanti occasioni di sinergia anche al giornalismo professionale, ma pure quando non si lavora a tempo pieno in una struttura editoriale, le risorse multimediali sono fondamentali per raccogliere informazioni e raccontarle. Questo workshop offre al citizen journalist, e a tutti i giornalisti con scarsi mezzi editoriali, una panoramica degli strumenti digitali veloci e gratuiti a loro disposizione: per scrivere, editare video e foto, sfruttare al meglio blog e social, operare con il solo aiuto degli smartphone e immergersi in piattaforme collaborative.

L’Ona Italia offre anche altri due utilissimi workshop: il 15 novembre con Barbara Sgarzi (laboratorio tecnico per il blog) e il 16 con il trio Marianna Bruschi, Danilo Fastelli e Giuseppe Boi (strumenti per il mapping). Giorno 15 sarà anche l’occasione per farsi una chiacchierata con Mario Tedeschini Lalli, Andrea Iannuzzi e Marina Petrillo, a un mese dalla Conferenza della Online News Association e degli Online Journalism Awards, tenutisi ad ottobre ad Atlanta, per una riflessione sul mondo del giornalismo internazionale.

Qui trovate l’intero programma di Glocal13 e, sempre su questo blog, da domani potrete seguire la diretta di tutti i giorni del festival.

La prima volta nel datajournalism

La prima volta non si scorda mai. Vale anche per DataJcrew il datablog collettivo che ho aperto un anno e mezzo fa, folgorata sulla via di Philip Meyer e del suo verbo, qualche anno fa a Perugia. Questo che riporto è dunque il primo lavoro di Datajournalism del blog, che punta sui rifiuti urbani in Italia. È basato sui dati Istat e analizzato dal punto di vista regionale.

Rifiuti urbani, il Veneto differenzia di più

de La Crew*

È il Veneto la regione italiana che nel 2012, con un ottimo 62,6% di raccolta, ha differenziato più rifiuti urbani rispetto alle altre regioni, seguita dal Trentino e dal Friuli Venezia Giulia. La maglia nera viene invece assegnata a Sicilia e Calabria, anche se tutte le regioni vantano il segno positivo nel servizio di raccolta differenziata in una comparazione temporale che va dal 2008 (primo anno dell’ultimo Ciclo di programmazione comunitaria del Fondo sociale europeo) al 2012. I dati sono dell’Istat e riguardano i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione, e anche da quelli genericamente non pericolosi provenienti da attività commerciali, o semplicemente giacenti sulle strade italiane.

Ma l’analisi si rivela più interessante osservando i dati nella loro completezza. Tra le prime della classe c’è appunto la Regione Friuli, che con il suo 57,5% di rifiuti differenziati non solo supera di gran lunga la media nazionale ferma al 39,9% (la percentuale è calcolata sulla base dei rifiuti prodotti regione per regione), ma ha aumentato la sua “attività virtuosa” del 35%.

In verità, nonostante siano ancora molto lontane dal raggiungere la media nazionale, anche le più indisciplinate regioni del Mezzogiorno migliorano le loro performance nella differenziazione. Un buon lavoro ha fatto sicuramente il Molise, da poco fuoriuscito dalle regioni Obiettivo 1 grazie all’aumento del Pil pro capite, che pure differenziando solo il 18,4% di rifiuti ha praticamente triplicato la raccolta rispetto al 2008; analogo ragionamento vale anche per regioni come Basilicata, Campania e Sicilia. L’isola, ultima in classifica, ha comunque raddoppiato il valore, passando dal 6,7% di differenziata nel 2008 al 13,3% del 2012. Il verdissimo Trentino, che da un lato vanta un ottimo 62,3% di rifiuti differenziati, dall’altro ha aumentato la percentuale solo del 10%. Un risultato non facilmente migliorabile, visto che la regione parte da un invidiabile punto di eccellenza.
Il vero primato negativo andrebbe dunque assegnato alla Calabria, che riesce a differenziare appena il 13,8% dei rifiuti, in pratica come quattro anni prima (12,7%).

* realizzato da Martina Cavanna, Nelly Gennuso, Daniele Palumbo, Serena Tudisco, con Rosa Maria Di Natale e Lucia Schirru/Vispo srl

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