#Acqualta, il sensor journalism possibile

A Venezia i sensori e i dati aperti monitorano l’acqua alta con un progetto a costo zero per la collettività. Merito di scienziati e di appassionati di open data, e dei cittadini stessi. Ma in ballo c’è di più. Il progetto #Acqualta rivela come in Italia sia già possibile allestire una squadra di sensor journalism, mettendo insieme le competenze degli scienziati, degli analisti e dei giornalisti. Qui ce ne parla Luca Corsato, tra gli ospiti al panel tenutosi il 20 settembre a Prato, nel corso di Dig.it 2014, dedicato proprio al sensor journalism.

I sensori, come si legge nel sito ufficiale del progetto, divulgano i data via Twitter. Ecco come: “forniscono il livello di marea ogni 2 minuti la prima e ogni 10 minuti la seconda. I tweet vengono inviati con cadenza massima di uno ogni non più di 8 minuti per via delle limitazioni antispam di Twitter. Per evitare inutili preallarmi, quando la marea è al di sotto dei +60 com, i tweet vengono inviati ogni mezzora, al salire della marea, la frequenza aumenta”.

 

Ma i dati da soli non parlano. Ci vogliono i giornalisti a fare da mediatori e ideatori di palinsesti. Anche perché il dato, da solo, non informa. E, come ha detto lo stesso Corsato, più una testata o un gruppo di lavoro è local, più il sensor journalism ha senso. Non a caso a Prato c’era parte della squadra di ArdOmino, l’ esperimento di engagement sui dati con l’obiettivo di trasformare il dato in frasi capaci di produrre “conversazione”. Valentina Grasso lo ha spiegato benissimo al tavolo di Dig.it.

 

Qui invece trovate le slide di Corsato, molto esplicative, presentate lo scorso luglio all’Odg Veneto.

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