#Daleggere: Working on web

 

Ci sono testi sulla comunicazione e il giornalismo utili e aggiornati, completi, rigorosi persino. Solo che non riescono a fare la differenza per chi  giornalista lo è già da molti anni.

Non è il caso di  Working on web. Giornalisti e comunicatori: come non si inventa una professione di Daniele Chieffi, Claudia Dani e Marco Renzi-   un testo che con semplicità , competenza e chiarezza riesce finalmente a portare avanti una missione non semplice: mettere ordine tra le nuove professioni del web e mettere a fuoco delle verità che in Italia forse sono in pochi ad avere capito. Il messaggio di Working on web è chiaro: se si vuole ancora fare questo mestiere bisogna comprendere verità non facili da accettare. Per esempio che si va sempre più delineando la sovrapposizione tra giornalismo e comunicazione aziendale ( il che dovrebbe portare a comprendere che fenomeni come quello del brand journalism non sono affatto marchette travestite da modernità), che le aree di delimitazione tra giornalisti ed addetti stampa professionisti vanno sempre più sfumando, che esistono giovani giornalisti che invece di chiedersi senza soluzione quale sia il migliore modello di business per restare a galla sul mercato, si mettono insieme e inventano qualcosa di nuovo ( FPS ne è un esempio, e, sorpresa, funziona), Ma anche che oramai il dialogo con i lettori è orizzontale. Finiti i tempi delle lettere al direttore, dei messaggi di protesta. Perché il dialogo tra lettore e  media è ovunque: sui social, sui siti dei giornali, sui blog. La community non è più “roba da blogger” ed è la stessa community che determina la diffusione della storia che si racconta.

Certo, è un libro che può fare anche male. Per esempio quando ricorda che le nuove professioni del giornalismo non prescindono da una minima conoscenza del linguaggio di programmazione, di un buon software per il trattamento dei data e della loro visualizzazione, o di un programma professionale di video e foto editing.
“Ma quante vite dovrei avere per imparare tutto?”, mi ha detto qualche giorno fa un collega. Gli ho risposto che non sarà semplice, che aggiornarsi costa tempo e denaro, qualche volta anche la frustrazione di non essere tagliati per il coding o per girare e montare filmati, tanto per fare un esempio.

Ma vale la pena cercare storie e poi lasciarle fuori da un mondo che gira diversamente da dieci o vent’anni fa? Vale la pena lasciare che le redazioni chiudano e non poter immaginare altro?
Questo libro va letto con la matita in mano. Non per correggerlo ma per segnare tutto quello che  manca e tutto quello che potremmo dare e ricevere dal giornalismo e dalla comunicazione. Senza fanatismi ma con un solo pregiudizio: se hai ancora delle storie da raccontare allora prosegui nella lettura. Altrimenti, cambia mestiere, a prescindere dal web.

Smartphone e giornalismo

Bella chiacchierata stasera al Moon di Siracusa per parlare di smartphoneografia nell’ambito della Summer School dell’Ares Festival con il collega Damiano Chiaramonte e Antonio Casciaro, patron della scuola. È stata anche un’occasione per parlare di mobilejournalism e di citizen journalism. Perché gli strumenti del giornalismo multimediale spesso sono utili anche ai cittadini. Inevitabile la domanda dal pubblico: “Ma non avete paura che i lettori vi tolgano il mestiere?”.
No, abbiamo altre preoccupazioni. Per esempio trovare un modello di business sostenibile per le aziende giornalistiche. O migliorare la nostra professionalità, anche da un punto di vista tecnico. Il lettore con il cellulare in mano, o con la videocamera, può essere solo nostro amico (se glielo permettiamo).

#Daleggere, ne “Il coraggio delle donne” le storie di Alessandra Ziniti

“Il coraggio delle donne” della giornalista de “La Repubblica” di Alessandra Ziniti è un libro che informa e narra, che commuove e fa riflettere; qualità non sempre facili da trovare. Ieri bella presentazione a La Feltrinelli; è stato un piacere coordinare un incontro con un pubblico attento e un’ autrice autentica come Alessandra. E l’analisi di Graziella Priulla, ha colpito nel segno, come al solito.

 

 

Web Tv, la scommessa de #IRicercati

Ogni volta che nasce un team nasce anche una storia di vita, di scambi, di scommesse. Con il format per web tv #IRicercati, presentato oggi all’Università di Catania, la sfida da raccogliere è duplice: informare e divulgare la ricerca. Sono contenta di guidare una truppa giovane e volenterosa. E ancora una volta sono felice di sperimentare. Il lavoro è appena iniziato e la squadra è di ottimo livello.

«Evviva la batteriocina!». In questo trailer è possibile assaggiare la prima puntata de #IRicercati, un format per la web tv realizzato dai corsisti del Laboratorio “Zammù TV- Esperti in tecnologie multimediali e contenuti web tv” dell’Università di Catania, Pon Ricerca Brit. La puntata è dedicata alla nuova sfida del team del laboratorio di Microbiologia molecolare e antibiotico resistenza (Mmar) dipartimento di Scienze Bio-Mediche dell’Università di Catania coordinato dalla docente Stefania Stefani.

Nell’immaginario collettivo l’università è fatta da studenti e professori, da aule ed esami, da grandi campus o anguste sale studio. Eppure la ricerca accademica, quella sperimentata nel silenzio delle stanze da migliaia di ricercatori che dedicano la loro vita alla sperimentazione e alla verifica, non sempre trova spazio nell’identità di un territorio. Quanti si sono chiesti come mai si conosce poco o nulla dei “lavori in corso” nei nostri Atenei? Le risposte possono essere tante: spesso il mondo della ricerca è troppo concentrato su se stesso e in Italia la cultura della divulgazione scientifica non è ancora patrimonio di tutti, sebbene negli ultimi anni qualcosa stia cambiando in meglio. La tradizione delle università inglesi ci insegna invece che portare allo scoperto risultati e aspirazioni del mondo della ricerca, non è solo valore e opportunità per chi di ricerca si occupa tutti i giorni, ma è cultura per tutti. È sapere condiviso.

Portare allo scoperto provette e fogli di calcolo, ma anche brevetti e pubblicazioni, scientifiche e umanistiche, all’insegna del buon giornalismo, e dunque della accuratezza delle notizie e della verifica, è l’obiettivo de #IRicercati, il format d’informazione della web tv dell’Università di Catania che apre le porte della ricerca al web e dunque a tutti.

Il format – in quanto tale confezionato secondo un modello chiave facilmente replicabile ed esportabile – si sgancia dal rinomato modello anglosassone di divulgazione scientifica formale e altisonante ma punta la sua originalità sull’immediatezza giornalistica e sulla priorità della notizia (ogni puntata lavora su una ricerca ancora inedita e dunque sconosciuta al pubblico e alla stampa), sul colore della grafica semplice ma efficace che gli ideatori hanno voluto, non a caso, che richiamasse i pixel e la cultura digitale; punta sul ritmo della buona musica, un montaggio senza fronzoli ed effetti speciali, la condivisione social e lo storytelling efficace ma informale che si serve anche di una conduzione giovane.

Al centro de #IRicercati c’è sempre il progetto e il team di ricerca, rispettando lo schema rigoroso, ma mai ingessato, delle interviste al responsabile scientifico e due membri dello staff. Anche l’inserimento del video (ogni puntata dura dai 5 ai 7 minuti) in un contenitore web dedicato, multimediale e ben correlato al mondo dei social media, fa parte di un’idea di format che vuole discostarsi dalla mera elencazione dei video spesso abbandonati a loro stessi nella Rete. #IRicercati è nato dentro un’auletta di corso multimediale ed è il risultato di un lavoro di gruppo, con il coordinamento di una docente giornalista professionista e la messa in campo di abilità diverse, molte di queste acquisite durante la formazione.

L’idea de #IRicercati è venuta ad una corsista, la brava e appassionata Mariateresa Calabretta che ha anche accettato di fare da conduttrice in questa prima serie; poi ho trasformato il mio lavoro di docente formatore in quello di fabbricatore di un format, con un’idea precisa di messaggio e grafica. Un lavoro che non sarebbe stato possibile se non fosse stato prima condiviso con tutti i corsisti. Insieme abbiamo gettato le basi su cosa fare e cosa non fare prima di mettere mano al progetto. Le idee erano tante, molte di esse valide alla pari.

L’appuntamento è in autunno, con la messa on line della prima serie ( quattro puntate, quattro progetti di ricerca). Incrocio le dita.


Ecco lo staff al completo

Redazione: Stefania Andriani, Irene Alì, Mariateresa Calabretta, Alessia Di Pietro, Chiara Racalbuto, Paolo Riela, Angelo Sarra Fiore. Conduzione: Mariateresa Calabretta. Riprese e montaggio prima puntata: Lorenzo Di Silvestro , Paolo Riela, Angelo Sarra Fiore, Marzia Toscano, Agata Ventura. Grafica: Marcella Lombardo. Musica: “Datagroove” dei Goto80, Creative Commons license: Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0. Coordinamento e tutor: Rosa Maria Di Natale.

#IJF14, è tempo di Datajournalism

Dibattiti, formazione gratuita di alto livello, maratone, confronti internazionali, spunti per i freelance e per la newsroom.

Per chi è interessato al Data Journalism ce n’è davvero per tutti i gusti al Festival internazionale del giornalismo di Perugia (dal 30 aprile al 4 maggio) che ha inserito nel suo programma un fitto calendario di eventi e workshop #ddj.

Si parte giovedì 1 maggio all’Hotel Brufani, con “Un anno di Data Journalism” il panel per discutere “dei progressi in campo dall’anno passato ad oggi e i progetti futuri”. Quali sono stati i principali sviluppi e progetti tecnologici del giornalismo dei dati e che cosa significano questi sviluppi per i giornalisti e le redazioni in Europa? Dove si trova il giornalismo dei dati oggi e dove è diretto? Ne parleranno Justin Arenstein (giornalista e media strategist), Liliana Bounegru (European Journalism Centre), Milena Marin (Open Knowledge Foundation), Aron Pilhofer (The New York Times), Guido Romeo (Wired Italia), Giannina Segnini (giornalista e formatrice). Gli altri tre appuntamenti di “School of journalism” del primo maggio si terranno tutti nel pomeriggio all’Hotel Sangallo; dalle 14,30 alle 16 sarà la volta di “ From idea to story: planning the data journalism story” (livello beginner), con Steve Doig, dalle 16 alle 17,30 “Strumenti per il data journalism: maps” (beginner) con Annabel Church (OpenNews Fellow), dalle 17,30 alle 19, sarà invece la volta di Mariana Santos (Knight int. Journalism fellow) per lo “Storytelling interattivo “ (livello intermediate).

Venerdì 2 appuntamento all’ Hotel Brufani (sala Raffaello) dalle 9 alle 10,30 con “Data journalism per piccole newsroom” con Martin Belam ( Trinitiy Mirror), Mar Cabra (reporter investigativo multimediale), Marie Coussin (Ask media), Sylke Gruhnwald (Neue Zürcher Zeitung), Antoine Laurent (media innovation strategist); seguiranno tre nuovi appuntamenti all’Hotel Sangallo con la “School”. Dalle 11,30 alle 13 “Tool per data journalism: i fogli di calcolo” (livello intermediate) con Steve Doig, dalle 16 alle 17,30 “Investigare crimini e corruzione attraverso i dati” (livello intermediate), con Giannina Segnini; dalle 17,30 alle 19 “Tool per data journalism: social media data” (livello principianti) con Simon Rogers (data editor Twitter).

Ma venerdì ci sarà da divertirsi all’Hotel La Rosetta dalle 9,30 alle 18, con l’Hackathon cordinato da Alessio Cimarelli e Andrea Nelson Mauro, co-fondatori di Dataninja.it, Luca Corsato co fondatore di #OpendataVenezia e Vincenzo Patruno dell’Istat. L’hackathon parte da temi giornalisticamente molto rilevanti come mafia, sanità, performance delle imprese con i dati Istat, ricerca e innovazione, fondi europei (con un focus su Perugia e sull’Umbria), ma è anche possibile portare i propri set di dati e il tuo team, per sviluppare una track all’hackathon e partecipare alla maratona. L’indomani mattina, 3 Maggio, saranno presentati i risultati dell’evento. Per maggiori info è consigliabile seguire l’hashtag #hackijf14.

Sabato 3 dalle 9 alle 10,30 all’Hotel Brufani (sala Raffaello) tavola rotonda su “Data, fact finding e breaking news” con Hamoud Almahmoud (ARIJ), Steve Buttry (editor Digital First Media), Craig Silverman (direttore dei contenuti Spundge), Rina Tsubaki (European Journalism Centre), Farida Vis (Università di Sheffield), Claire Wardle (Tow Center for Digital Journalism); il32 maggio conterà quattro appuntamenti di formazione, sempre all’Hotel Sangallo. Dalle 11,30 alle 13 30, “Ottenere dati attraverso l’aerofotografia – parte I (livello principianti) con Cindy Regalado (Publiclab.org) , la seconda parte si terrà dalle 14,30 alle 16; dalle 16 alle 17,30 sarà la volta di “Web scraping per non programmatori (livello intermediate) “ con Annabel Church (OpenNews fellow); dalle 17,30 alle 19 “Privacy e sicurezza digitale (livello principianti)” con Daniel O’Clunaigh e Anne Roth (Tactical Tech).

Domenica 4 all’Hotel Brufani (sala Raffaello) dalle 9 alle 10,30 sarà la volta del panel sul tema “Fare data journalism in Italia e nel mediterraneo: dalla nicchia al mainstream” con Mar Cabra, Raffaele Mastrolonardo (co fondatore Effecinque), Guido Romeo (Wired Italia), Elisabetta Tola (presidente Formica blu), vedrà un confronto tra le esperienze di data journalism di grandi e piccole testate e metterà in luce l’importanza dei freelance in questo nuovo settore.

Post originale su DataJcrew

Unioni civili, a Catania c’è il registro

Immagine da Il Resto del CarlinoAnche Catania ha il suo Registro per le Unione civili. Era ora.Il consiglio comunale ha votato la delibera del regolamento dopo sei ore di dibattito con 23 voti favorevoli (uno dei quali arrivato da un consigliere dell’opposizione, Agatino Tringale) 1 contrario e 10 astenuti su 34 consiglieri presenti. Un “si” arrivato dunque sul filo del rasoio, visto che per approvare l’atto era necessaria una maggioranza assoluta di almeno 23 voti. Molti gli assenti alla seduta.
Il mio articolo su Repubblica.it

Addio Sgalambro, filosofo gentiluomo

“Si annuncia con un colpo di tosse!”. E io salivo le scale di casa sua, in piazza Umberto a Catania, a piedi. Sfatta dalla solita bronchite di fine stagione. Poi, davanti alla porta, mi guarda bene e mi fa: “Benvenuta… ma lei quanti anni ha?”. Ero il 1994, credo. Avevo 23 anni ma ne dimostravo sei o sette in meno, e il Giornale di Sicilia mi aveva inviato a intervistare Manlio Sgalambro. L’occasione era un convegno su Evola, e i colleghi palermitani volevano sapere cosa ne pensasse il filosofo de “La morte del sole” . Fu una bellissima intervista nella sua enorme libreria studio dal soffitto alto. Mi diedero un’intera pagina. Sgalambro mi fece i complimenti (“Però! Non ha fatto le solite domande da giornalista…!”). Poi mi chiese della mia laurea in filosofia (“per questo sono qui…”, osai dire). Prendemmo un dolce insieme nel bar sotto casa, dove lo chiamavano “professore”, lui che professore non era affatto. Mi disse che avrebbe avuto piacere se lo fossi andato a trovare qualche volta. Ci tornai solo in un’altra occasione, per un’altra intervista, poi partecipammo insieme ad un incontro pubblico. Poi nulla più. Perché a volte la vita ti fa perdere di vista gli appuntamenti veramente importanti.

Torino, Cult.To e l’ Europa Creativa

Cult.to è un’iniziativa promossa e sostenuta dalla Camera di Commercio di Torino e dall’Associazione Premio Calvino. Nelle giornate del 7-8 gennaio 2014 presso il Circolo dei Lettori di Torino si è tenuto un workshop intensivo di europrogettazione e fund raising specificamente destinato ad associazioni, fondazioni e cooperative attive in ambito culturale. Il workshop è stato completamente gratuito per i progetti selezionati (nel mio caso, ad esempio, sono andata per DataJcrew)  ed è stato condotto con molta competenza e un buon numero di ore da Barbara Chiavarino.

A cosa è servito? Ad avere chiare le opportunità da “Europa creativa”, ad esempio, che mette a disposizione 1,46 miliardi di euro nell’arco di sette anni con l’intento di rafforzare i settori culturali e ricreativi in Europa. Una possibilità per i professionisti del settore audiovisivo che beneficeranno del supporto allo sviluppo, alla promozione e alla distribuzione di migliaia di film europei. C’è spazio anche per videomakers, documentaristi e videogiornalisti, purché comprendano che l’Europa supporta solo chi contribuisce all’occupazione e chi sa fare network tra grandi e medi soggetti. Difficile, se non impossibile, immaginare la nascita di una startup sulla base di aiuti europei. Per fare impresa giornalistica partendo da zero, ci si deve rimboccare le maniche più o meno da soli.

 

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